Abbiamo mangiato le merendine della famigliola felice, corso dietro a leoni e gazzelle, ascoltato discorsi di Gandhi; ci siamo spruzzati addosso dopobarba che non dovevano chiedere mai e profumi che rubavano i fiori; siamo saliti su macchine che pensavano in piccolo e siamo andati sempre più in alto. E tutto questo per soddisfare bisogni che neanche sapevamo di avere. Poi siamo cresciuti, siamo diventati “consumatori consapevoli” e al grido di “non mi freghi più cara pubblicità” ci siamo evoluti, siamo diventati social, ora diciamo la nostra su tutto e su tutti, digitiamo come pazzi per far sentire la nostra voce. Ora le aziende devono starci a sentire perché siamo noi a dettare le regole, basta pubblicità.

Ma è proprio così? Le code davanti agli Apple Store per acquistare prima di tutti il nuovo iPhone sono una scelta dettata dalla razionalità di un consumatore consapevole? Il prezzo di “19,99€” è percepito semplicemente come “un centesimo meno di 20”? Forse allora non siamo poi così evoluti, forse abbiamo ancora bisogno di lasciarci andare a scelte irrazionali in grado di soddisfare il nostro inconscio. Forse la pubblicità non è morta come vogliono farci credere, ma ha solo cambiato linguaggio e strumenti di diffusione. Forse, alla base di tutto, rimane sempre quell’idea creativa in grado di bypassare la razionalità e di puntare dritto dritto al cuore, o meglio alla pancia. Perché per quanto vogliamo apparire esseri razionali e autonomi, diversi da tutti gli altri, siamo pur sempre tutti esseri umani e, grosso modo, ragioniamo con meccanismi abbastanza standardizzati.

La pubblicità non è morta, è più che mai viva e in continua evoluzione. E non è il male assoluto, ma semplicemente un mezzo per ottenere la soddisfazione di chi vende e di chi compra. E se qualcuno è così ipocrita da dire che “la pubblicità ti frega perché ti fa comprare cose di cui non hai bisogno”, si guardi dentro e confessi a se stesso di non provare un piacere intimo e profondo nell’acquistare un qualunque prodotto o servizio, e quanto quel piacere sia più intenso se il bisogno soddisfatto fa parte della sfera del superfluo. Senza quel piacere, per piccolo che sia, la vita sarebbe solo sopravvivenza e l’unico obiettivo sarebbe quello di arrivare al giorno dopo. E quindi, piccolo spazio, pubblicità.